Parodontite: cos'è, come si riconosce e come si cura
Scritto da Dott.ssa Anna Ascoli · Odontoiatra iscritta all'Ordine degli Odontoiatri di Ancona (n. 676) · Aggiornato il 3 luglio 2026
La parodontite è la principale causa di perdita dei denti negli adulti. Scopri cos'è, come riconoscerla in tempo e quali trattamenti esistono.
La parodontite è una parola che spaventa molti pazienti — forse perché viene spesso associata a scenari gravi, perdita di denti, interventi chirurgici. In realtà, se diagnosticata e trattata in tempo, si può gestire in modo molto efficace.
Il problema è che spesso si trascura troppo a lungo. Ed è lì che i danni diventano seri.
Cos'è la parodontite
La parodontite è un'infiammazione cronica dei tessuti di supporto del dente — il parodonto, appunto — che comprende le gengive, il legamento parodontale e l'osso alveolare.
Diversamente dalla gengivite (che interessa solo le gengive e si risolve con la pulizia), la parodontite coinvolge le strutture più profonde. E il danno che causa — in particolare all'osso alveolare — è irreversibile: l'osso distrutto non si rigenera spontaneamente.
Questo non significa che la situazione non possa essere stabilizzata. Ma significa che intervenire presto fa una differenza enorme.
Cause e fattori di rischio
La parodontite è causata da batteri specifici che colonizzano le tasche gengivali — lo spazio tra il dente e la gengiva. Questi batteri producono tossine che innescano una risposta infiammatoria del sistema immunitario. È questa risposta — non i batteri direttamente — a distruggere i tessuti.
Fattori che aumentano il rischio:- Igiene orale insufficiente: la placca non rimossa si mineralizza in tartaro, che favorisce la colonizzazione batterica profonda
- Fumo: riduce la risposta immunitaria gengivale e maschera i segnali precoci di malattia
- Diabete mal controllato: aumenta la risposta infiammatoria e riduce la capacità di guarigione
- Predisposizione genetica: alcune persone hanno un rischio più alto indipendentemente dall'igiene
- Stress cronico: modifica la risposta immunitaria
- Farmaci: alcuni farmaci riducono la produzione di saliva o alterano i tessuti gengivali
Come riconoscerla: i segnali da non ignorare
La parodontite ha un andamento silenzioso nelle fasi iniziali. Molti pazienti non hanno dolore fino a quando la malattia non è avanzata. I segnali da monitorare:
Gengive che sanguinano durante lo spazzolamento o spontaneamente. È uno dei primi segnali — spesso ignorato per anni. Gengive arrossate, gonfie o retratte. Le gengive sane sono rosa pallido e aderiscono ai denti. Quelle infiammate sono più scure, gonfie e si ritirano progressivamente. Denti che sembrano allungarsi. È la recessione gengivale: non è il dente che cresce, è la gengiva che si abbassa. Tasche gengivali profonde. L'igienista le misura con la sonda parodontale. Valori oltre i 3-4 mm indicano una tasca patologica. Sensibilità al freddo o al caldo nelle radici esposte. Quando la radice non è più coperta dalla gengiva, diventa sensibile agli stimoli termici. Denti che si muovono o si spostano. La perdita di osso di supporto rende i denti meno stabili. Un dente che si muove è un segnale avanzato. Alito cattivo persistente. I batteri parodontali producono composti solforati volatili — responsabili di un alito sgradevole che non si risolve con lo spazzolamento.Come si diagnostica
La diagnosi viene fatta dall'igienista dentale o dal dentista attraverso:
- Sondaggio parodontale: misurazione della profondità delle tasche con una sonda milimetrata. Veloce, quasi indolore, fondamentale.
- Radiografie (in particolare OPT e bite-wing): per valutare la quantità di osso perso attorno ai denti.
- Rilevazione del sanguinamento: le zone che sanguinano alla sonda indicano infiammazione attiva.
Come si cura
Fase 1 — Trattamento causale non chirurgico (levigatura radicolare)È il trattamento principale. L'igienista rimuove il tartaro e i batteri dalle tasche gengivali, raschiando le superfici radicolari (levigatura o root planing). Si esegue con ultrasuoni e curette, spesso con anestesia locale per le tasche più profonde.
L'obiettivo è eliminare il deposito batterico che alimenta l'infiammazione. Nella maggior parte dei casi — se la malattia non è troppo avanzata — questo trattamento è sufficiente a stabilizzare la situazione.
Rivalutazione dopo 6-8 settimane: l'igienista misura nuovamente le tasche. Se si sono ridotte e non sanguinano, il trattamento ha funzionato. Fase 2 — Mantenimento parodontaleDopo il trattamento, il paziente entra in un programma di mantenimento con sedute di igiene ogni 3-4 mesi. La parodontite non guarisce definitivamente — si stabilizza e si mantiene sotto controllo. Saltare il mantenimento significa rischiare la ricaduta.
Fase 3 — Chirurgia parodontale (se necessario)Nei casi avanzati, dove le tasche sono troppo profonde per essere raggiunte con gli strumenti normali, può essere necessaria la chirurgia parodontale. Lo specialista apre il lembo gengivale per accedere direttamente alle radici e all'osso.
Parodontite e salute generale
Negli ultimi anni la ricerca ha documentato correlazioni significative tra parodontite e malattie sistemiche: diabete, malattie cardiovascolari, parto prematuro, malattie respiratorie. I meccanismi non sono ancora del tutto chiari, ma l'infiammazione cronica della bocca sembra influenzare negativamente altri sistemi del corpo.
Trattare la parodontite non è solo questione di salvare i denti — è questione di salute generale.
In sintesi
- La parodontite distrugge l'osso di supporto dei denti — danno irreversibile
- Si riconosce da sanguinamento, recessione gengivale, tasche profonde, mobilità dentale
- Il trattamento non chirurgico (levigatura radicolare) funziona bene se si interviene in tempo
- Il mantenimento regolare ogni 3-4 mesi è indispensabile per evitare le ricadute
Domande frequenti sulla parodontite
La parodontite si può guarire del tutto?Non nel senso di tornare esattamente come prima: l'osso già perso non si rigenera spontaneamente, quindi si parla di malattia cronica da tenere sotto controllo. Con la terapia giusta, però, si ferma la progressione, si spegne l'infiammazione e si mantengono i denti stabili nel tempo.
Qual è la differenza tra gengivite e parodontite?La gengivite è un'infiammazione superficiale e reversibile delle gengive: rossore e sanguinamento, ma senza perdita di osso. La parodontite è lo stadio successivo, in cui l'infiammazione raggiunge osso e legamento, crea tasche profonde e può portare alla mobilità dei denti. Qui il danno è in parte irreversibile.
Con la parodontite si perdono per forza i denti?No, non è inevitabile. La perdita dei denti riguarda soprattutto i casi gravi diagnosticati tardi. Se la parodontite viene intercettata e trattata in tempo, la progressione si blocca e molti denti possono essere conservati a lungo, spesso per tutta la vita.
La parodontite è contagiosa?I batteri responsabili si trasmettono con la saliva, ma la malattia non è contagiosa come un raffreddore: svilupparla dipende anche da igiene, fumo, genetica e condizioni generali. Vivere con chi ne soffre non basta ad ammalarsi, se si mantiene una buona igiene e si fanno i controlli.
L'osso perso con la parodontite si può recuperare?In parte, e solo in casi selezionati: la chirurgia rigenerativa può ripristinare una porzione di tessuto perduto. L'obiettivo principale della terapia, però, resta fermare la distruzione, ridurre le tasche e stabilizzare i denti. La prognosi dipende da quanto osso residuo è presente e dalla collaborazione del paziente.
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